Ciao, mi dai il tuo numero?
Quante volte mi è capitato, in molti luoghi/momenti/situazioni ma in particolare sul pullman, di pensare di dire questa frase.
Sul pullman, dentro al quale regna un'atmosfera di stasi sociale ed emozionale tra i passeggeri, la sola comunicazione esistente è quella non verbale. Ad esempio parlano i nostri vestiti, il nostro taglio di capelli, la nostra gamma di espressioni, ciò che facciamo per passare il tempo... Siamo dunque allo stesso tempo meno comunicativi e più comunicativi: proprio come il cieco acuisce l'udito con l'esperienza dopo aver perso la vista, così una persona che si trova privata (per forza di cose) della comunicazione verbale, impara a sfruttare di più e a leggere maggiormente tutti quei segnali che mandiamo.
E allora, una volta ogni tanto, pare captare i segnali di una persona notevole. Notevole proprio perchè degna di nota: i segnali che manda si fanno notare, almeno da te. Questo vuol dire che le tacite parole che lei (ma anche lui, tuttavia in questo momento mi riferisco all'altro sesso) ha intenzione di comunicare sono ottimamente recepite da te, hanno un significato o un'interpretazione o una rilevanza al di sopra della norma. Può trattarsi di un qualsiasi tipo di segnale: la sciarpa portata ad un certo modo, una spilla sulla borsa o sullo zaino, il modo di stare seduti e accavallare le gambe, tutto.
Ma ciò che mi ammalia sempre più di tutti gli altri gesti sta nello sguardo. Gli sguardi, a bordo di un pullman di linea urbana o suburbana sono estremamente indicativi: proprio per la sopracitata stasi sociale ed emozionale, si tende ad isolarsi nei propri pensieri, a vagare in un mondo nostro che dovrebbe essere totalmente estraneo agli altri. Ed ecco che invece il prossimo, interessato ai segnali che mandi, vede il tuo sguardo e lo capisce. Lo interpreta. Lo decodifica.
C'è un'enorme rosa di sentimenti che si possono leggere negli occhi di un passeggero. A modo loro, sono tutti segnali che una persona manda più o meno consciamente al prossimo, in cerca di qualcuno con cui condividerli.
E quando, di tanto in tanto, si incrociano gli sguardi e ci si fissa negli occhi per qualche istante, e negli occhi di lei si incontrano una fierezza e una dolcezza senza fine, verrebbe davvero da dire, di punto in bianco: "Ciao, mi dai il tuo numero?". Cosí, sulla fiducia. Ci si conosce, si vede se si é compatibili. Se pu; nascere qualcosa. Sulla fiducia. Su uno sguardo.
Purtroppo in una società basata sulla sfiducia come la nostra, diventa troppo complicato rendere verosimile una risposta positiva ad una domanda del genere. Insomma, sarebbe possibile se tutte le persone del pianeta Terra fossero affidabili, molti non si muovessero con secondi fini e fossero privi di cattiveria e malizie nell'approcciarsi.
E' già pressoché impossibile fidarsi di uno che si siede accanto a te in università, figuriamoci di uno sconosciuto che ti si avvicina sulla linea urbana/suburbana 32.


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