Elucubrazione #1
Sono tante le cose che mi passano in testa in questo periodo. Tante. Alcune possono essere oggettivamente meno importanti di altre (le quali, si potrebbe appropriatamente dire, sono prioritarie), ma per me sono tutte allo stesso livello. Tutte hanno uguale dignità nella mia testa, perchè sono tutte questioni e tutte richiedono una risposta adatta, anche la domanda che friggerà a tutti in testa ora: ma perchè caxxo scrivi? Bella domanda... Qualche giorno fa (non so se per ispirazione di "Scoprendo Forrester", può essere) ho pensato che si scriva per chiudere nelle parole tutti i nostri mali e i nostri beni. Nel caso dei primi, per esorcizzarli e allontanarli da noi. Nel caso dei secondi, per congelarli nell'attimo di climax, e poterli ricordare per sempre. Scrivere riguardo a momenti e pensieri brutti viene più facile, come se ci si levasse un'ombra dagli occhi, imprigionandola nelle parole stesse. E se ne ottiene un pacifico sollievo. L'opposto avviene per i momenti belli: si fa fatica a scriverle, ad esprimerle come le senti davvero, ma soprattutto ad "abbandonare" sensazioni così belle. E, dopo aver scritto, si resta con un amaro sollievo.Lo stesso amaro in bocca di quando scrivi cose negative, solo che lì l'amaro di prima era peggiore, mentre qui prima assaggiavo l'ambrosia degli dei... :)
Comunque, a parte questo... Dicevo, ho tante cose in testa in questo periodo, e la mia memoria senz'altro non aiuta, nel senso che mi capita davvero di scordarmi anche le cose importanti. I miei ce l'hanno sempre con me, ma non posso dargliene torto: non mi sto comportando da bravo bimbo, diciamo che mi faccio gli affari miei, ma non posso farci niente, ho bisogno di riflettere, di stare sulle mie, di espandere il mio universo. Evidentemente, per numerosi motivi, non sono in grado di comprendere questa mia situazione: se gli si prova a spiegarla, la idealizzano e standardizzano; insomma, non cercano di capirla come se fosse mia, ma come se fosse loro. Temo di aver rinunciato da tempo a mantenere un buon dialogo con loro.
Uno dei grandi interrogativi che mi ronzano insistentemente in testa in questo periodo è: "Qual è la giusta strada?". "Eh, sì, facevi prima a chiedere -Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?- direte voi... E invece no. Non è un quesito di questo tipo. La mia domanda è più umana (sto usando decisamente troppo questo schifido corsivo... Il fatto è che questo CTRL+I è così comodo... asd), non vola tra i problemi esistenziali massimi, solamente (anche il bold mi attira... asd) si ferma ad analizzare oggettività e soggettività della decisione. La prima volta che mi si è posta in questi termini questa stessa domanda èstato dopo un discorso (monologo suo a dire il vero :P) fatto con mio fratello maggiore sul mio comportamento nei confronti dei miei. Non è tanto quello che mi ha detto che mi ha lasciato interdetto (alla fine mi ha detto cose che già avevo ponderato, ancche se sinceramente sentirle dire da lui un po' mi ha ferito; soprattutto quando mi ha detto che lui tutto sommato ha un buon rapporto con la mamma, non sapevo se invidiarlo o ritenerlo uno stubido o un bugiardo...), quanto al pensare il concetto di "decisione giusta". In molti mi diranno che "la decisione giusta è la tua" oppure "la decisione giusta è quella che porta il migliro risultato" oppure ancora "la decisione giusta è quella che arreca il minor danno possibile alle persone che ti stanno attorno"... Tutte sciocchezze. La verità è che la decisione giusta semplicemente non esiste. La correttezza è una stramaledettissima soggettività, ma nel momento in cui la soggettività (mettiamo caso, la mia) si mette in confronto con la soggettività di altri per valutare altre variabili, ecco che la correttezza per la soggettività stessa viene a crollare. In questo modo mi sono sentito dopo il discorso di mio fratello, e quasi mi venivano le lacrime, dato che non sapevo da che parte voltarmi. Cosa c'è di giusto, e non esiste niente di giusto proprio perchè la giustizia non esiste? Bel discorso... Ma la giustizia non esiste non in quanto nessuno è a sua difesa o è bistrattata... Non esiste e basta. C'è una giustizia generale, che porta gli uomini a collaborare, ma questa giustizia in fondo in fondo se la sono dettati loro (o alcuni di loro...) come massime per tirare avanti senza ammazzarsi, ma per chiunque c'è qualcosa delle "regole" a cui non va. Questo, vuol dire che sono sbagliate le regole o che siamo sbagliati noi? La verità sta nel mezzo, al solito, maledetta baldracca che non è altro... Infine, tornando ad un piano più fisiologico che filosofico o filologico, qual è la decisione giusta che devo prendere? Servono altre metafore...? Qual è la porta che devo aprire? Qual è la strada che devo percorrere? Qual è il mare in cui devo tuffarmi? Qual è la montagna che devo scalare? Torniamo alle domande intelligenti, a quanto pare...
Boh, al momento l'unica soluzione in merito mi pare non pensarci, e prendere d'istinto la decisione su cui ho ponderato in precedenza, per evitare cose del tipo:
Non penso --> agisco --> La picchio in culo
Penso --> Penso ancora --> La picchio in culo lo stesso
Opterò per qualcosa tipo:
Penso --> Agisco --> Evito un'inculata.
Anche se mi dà l'impressione di essere vagamente semplicistico... Ma saprò accontentarmi. Magari mi servirà da "TU SEI QUI" nella grossa cartina della vita. :)

